Panoramica
Belluno, porta delle Dolomiti e al tempo stesso finestra aperta verso la pianura veneta, è un piccolo ma prezioso gioiello incastonato in una splendida corona di rilievi montuosi che la abbracciano tutta intorno, a sud con i dolci profili delle Prealpi del Nevegal, a nord con l’imponente monte Serva e le pareti rocciose del gruppo della Schiara: le splendide Dolomiti Bellunesi sono state riconosciute Patrimonio dell’Umanità dall‘Unesco.
Il suo centro storico raccolto e accogliente, lambito dal fiume Piave e dal torrente Ardo, è il biglietto da visita con cui si presenta questa città a misura d’uomo, che sa offrire ai suoi ospiti tesori di bellezze artistiche e naturalistiche in una realtà urbana di pregio, circondata da un territorio rurale denso di centri minori di notevole interesse paesaggistico. Non a caso, infatti, è l’unico capoluogo di provincia a comprendere all’interno del territorio comunale i confini di un parco nazionale: il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. A confermare la vocazione naturalistica di Belluno, vanno ricordati i ripetuti riconoscimenti di Legambiente, che dal 2007 la colloca, per la qualità ambientale, sempre al vertice tra i capoluoghi italiani.
Un luogo, per usare le parole dello scrittore bellunese, Dino Buzzati, che possiede una personalità speciale che gli dà un incanto straordinario ma di cui pochi per la verità si accorgono, dove si fondono il mondo di Venezia (con la sua serenità, la classica armonia delle linee, la raffinatezza antica, il marchio delle sue architetture inconfondibili) e il mondo del Nord (con le montagne misteriose, i lunghi inverni, le favole, gli spiriti delle spelonghe e delle selve, quel senso intraducibile di lontananza, solitudine e leggenda).
Belluno è una città da vivere e da visitare, forte dell’antico centro storico, della corona di montagne, del fiume Piave che l’attraversa, dei palazzi caratterizzati dall’architettura di inizio ‘900, dei monumenti, delle molte fontane e del prezioso Museo Civico. Per apprezzare al meglio il centro storico, Belluno propone cinque passeggiate tematiche che consentono al visitatore di scoprire le bellezze della città in modo mirato, con tre itinerari che percorrono il nucleo storico centrale e altri due che ampliano la visita dall’immediato cuore della città al vicinissimo fiume Piave e agli isolati caratterizzati dall’architettura di inizio ‘900.
Gastronomia
Il Pastin
Il pastin rappresenta una delle eccellenze più autentiche del patrimonio gastronomico bellunese, consistendo in un impasto di carne trita, solitamente di suino e manzo, sapientemente aromatizzato secondo antiche ricette locali. Questa preparazione si distingue per la sua particolare speziatura, definita in gergo “concia”, che prevede l’impiego di sale, pepe, aglio e una miscela di spezie quali cannella e chiodi di garofano, ingredienti che conferiscono al prodotto un profilo organolettico deciso e inconfondibile. Storicamente legato alla tradizione della norcineria d’alta quota, il pastin veniva originariamente consumato crudo per verificare la corretta salatura dei salumi prima della stagionatura, mentre oggi trova la sua massima espressione culinaria nella cottura alla piastra o alla griglia. Inserito nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (P.A.T.), viene abitualmente servito in abbinamento alla polenta di mais sputio o all’interno di panini durante le manifestazioni popolari, rappresentando un tassello fondamentale dell’identità culturale e della convivialità delle valli dolomitiche.
Lo Schiz
Lo Schiz rappresenta, insieme al pastin, il pilastro fondamentale della cucina rustica bellunese, distinguendosi come un formaggio fresco dalla consistenza unica e dalle radici profondamente legate alla vita d’alpeggio. Originatosi nelle malghe delle Dolomiti come sottoprodotto della lavorazione del formaggio destinato alla stagionatura, lo Schiz deve il suo nome curioso agli “schizzi” di cagliata che fuoriuscivano dalle fascere durante la pressatura, recuperati dai malgari per un consumo immediato e domestico. Si tratta di una cagliata fresca, non salata e non matura, prodotta con latte vaccino intero, che si presenta con una pasta bianca, elastica e dal sapore delicatissimo, che richiama fortemente il gusto del latte appena munto. A differenza della maggior parte dei formaggi, lo Schiz esprime il meglio del suo profilo organolettico solo dopo essere stato cucinato: la preparazione tradizionale prevede infatti che venga tagliato a fette spesse e rosolato in padella con burro, panna liquida o un goccio di latte, finché la superficie non diventa dorata e la consistenza piacevolmente morbida ma non completamente fusa. Servito immancabilmente con la polenta gialla e spesso accompagnato proprio dal pastin, questo formaggio incarna la semplicità e l’ingegno della tradizione casearia locale, elevando un prodotto povero a simbolo indiscusso dell’identità gastronomica della provincia di Belluno.
Pan de Belùn
Il Pan de Belùn rappresenta la quintessenza della pasticceria bellunese contemporanea, un dolce nato con l’intento preciso di racchiudere in un unico impasto i sapori più rappresentativi delle vallate dolomitiche. Questa specialità si distingue per una base rustica e profumata di farina di mais, che conferisce al prodotto una texture granulosa e una colorazione dorata, richiamando la tradizione cerealicola locale. L’aroma e la complessità del dolce sono elevati dall’aggiunta generosa di noci e nocciole, ingredienti storicamente legati all’economia montana, che insieme alle gocce di cioccolato creano un connubio di croccantezza e golosità. La peculiarità che definisce l’identità visiva e gustativa del Pan de Belùn è tuttavia la presenza dei semi di papavero, che punteggiano l’impasto e rimandano alle antiche coltivazioni di alta quota, regalando una nota aromatica sottile e caratteristica.
Le Giuseppine
La Giuseppina rappresenta il dolce simbolo del carnevale a Belluno, e non solo legato alla festività di San Giuseppe. Si tratta di una variante locale e raffinata del bignè, che si distingue per la sua consistenza leggera e la ricchezza della farcitura, elevando una preparazione apparentemente semplice a emblema della pasticceria cittadina. Realizzata con una pasta bignè (pâte à choux) che viene tradizionalmente fritta, ma che oggi si trova frequentemente anche nella versione cotta al forno per una maggiore leggerezza, la Giuseppina accoglie al suo interno una generosa dose di crema pasticcera vellutata. La superficie viene solitamente completata con una spolverata di zucchero a velo.
Punti d'interesse
Piazza Duomo + Cattedrale S. Martino + Battistero + Campanile
La Cattedrale di San Martino – Un primo edificio sacro, probabilmente paleocristiano, venne intitolato a S. Martino di Tours dal vescovo di Belluno Felice nel 548, durante le guerre gotiche. Sulla facciata frammenti di plutei e pilastrini databili ai secoli IX e X, rinvenuti al di sotto del sagrato antistante.
Degli altari trecenteschi rimangono la cosiddetta arca degli Azzoni, murata all’interno del campanile, e quella degli Avoscano, che oggi fa da mensa all’altare della cripta.
Nel 1471 un incendio fortuito costrinse a rifabbricare il duomo, che prima aveva la facciata rivolta verso il Piave: la nuova cattedrale venne eretta a partire dal 1517, su disegno di Tullio Lombardo, e venne via via arricchita per tutto il XVII e XVIII secolo dai vescovi che si susseguirono alla guida della chiesa bellunese.
La torre campanaria del Duomo – Realizzata su disegno del celebre architetto messinese Filippo Juvarra (1678-1736). L’idea di costruirla venne al vescovo Gaetano Zuanelli l’11 novembre 1731: nell’omelia, particolarmente seguita in quanto era il giorno della festa di San Martino, patrono di Belluno, egli disse che la Cattedrale era bellissima, ma mancava il campanile. Riuscì a coinvolgere in tale ambizioso progetto l’abate messinese Filippo Juvarra, uno dei più importanti architetti del tempo. Juvarra inviò al vescovo Zuanelli la rielaborazione di un progetto già realizzato, verificato, quindi, costruttivamente, riproporzionato e corretto in ogni suo dettaglio, con modello il campanile del Duomo di Torino. La prima pietra fu posta l’8 giugno 1732. Alla fine del 1735 l’opera era giunta alla cella campanaria. Nello stesso anno, però, morì l’architetto siciliano e il suo nome venne scolpito sopra la porta d’ingresso. All’inizio del 1736 morì anche il vescovo Zuanelli. L’opera, pertanto, fu terminata il 16 luglio 1743 sotto il vescovo Domenico Condulmer dopo che Andrea Brustolon aveva modellato l’angelo della cupola secondo il progetto originario. La pietra della vicina località Belvedere e la pietra di Castellavazzo, lavorata sia in cava che a Belluno, sono stati i principali materiali utilizzati nella costruzione dell’opera in esame.
Battistero – Edificato nel 1516 sulle fondamenta di una precedente chiesa dedicata a S. Martino. Dopo l’abbattimento dell’antico Battistero nel 1555, ne assunse il titolo e la funzione. Il terremoto del 1873 distrusse la vicina chiesa di S. Andrea, da cui proviene la trecentesca Madonna delle Grazie. All’interno, sulla vasca battesimale, S. Giovanni Battista di Andrea Brustolon (1662-1732).
Palazzo dei Rettori + Torre civica
Palazzo dei Rettori (Prefettura) – Fu sede per quasi quattrocento anni dei rettori veneti che governavano Belluno e il suo territorio. Su un preesistente e più arretrato edificio fortificato realizzato a partire dal 1409 (e completamente bruciato nel 1802) venne aggiunta nel 1491 dal rettore veneto Maffeo Tiepolo sul lato ovest una prima loggia lombardesca a due piani, poggiante su tre archi. Nel 1496 fu adottato un progetto di ampliamento disegnato dal veneziano Giovanni Candi (l’autore del “bovolo” di palazzo Contarini a Venezia), più volte interrotto fino alla crisi seguita alla guerra di Cambray. Venne infine completato nel 1536 durante il rettorato di Girolamo Rimondi. Tra il 1536 e il 1547 venne innalzata la torretta dell’orologio, progettato dal fiesolano Valerio da San Vittore. Sulla facciata, stemmi e busti di rettori veneti dei secoli XV-XVII. All’interno numerosi locali, nonostante i radicali restauri resisi più volte necessari in seguito ai terremoti degli ultimi due secoli, hanno mantenuto la fisionomia originaria, in particolare il salone centrale del secondo piano e la vicina saletta, con il soffitto alla sansovina. E’ sede della Prefettura.
La torre civica – Struttura che regge la campana al cui suono, dal 1403, si riuniva il Maggior Consiglio cittadino. Una torre gemella, sull’angolo verso il Duomo, venne abbattuta nel 1516 per allargare la piazza di fronte al Duomo ma anticamente doveva essercene una terza, centrale, come mostra chiaramente l’antico sigillo vescovile che riproduceva proprio questo edificio. Più volte rimaneggiato, il portale ed alcuni elementi dei finestroni superiori risalgono alla ristrutturazione attuata dal vescovo Giulio Berlendis nel XVII secolo. Gravemente danneggiato dal terremoto del 1873, subì un totale rimaneggiamento interno curato dall’ing. Giorgio Pagani-Cesa, cui si sommarono gli interventi sulla facciata seguiti al nuovo sisma del 1936.
Palazzo Rosso
Il Municipio di Belluno, comunemente chiamato “Palazzo Rosso”, per il colore degli esterni, è stato realizzato dall’architetto Giuseppe Segusini (1801-1876) tra il 1834 e il 1838 ampliando il preesistente cinquecentesco Palazzo del Vicario, eretto in continuità con il Palazzo della Caminata, sede quattrocentesca della Comunità di Cividàl di Belluno, di cui conservano tutt’ora gli elementi ornamentali scultorei, recuperati dalla ristrutturazione della prima metà dell’Ottocento. All’interno, nella sala consiliare, si trova un ciclo di affreschi in stile neoclassico di Giovanni De Min (1786-1859) con le gesta medievali della comunità bellunese contornati dai ritratti di illustri bellunesi, opera di Pietro Paoletti (1801-1847). Accanto il Palazzo ex Tribunale, ora sede municipale, esito della ristrutturazione operata nel primo Ottocento, durante il Regno Lombardo-Veneto, della quattrocentesca sede della Comunità di Cividàl di Belluno, per adattarlo a sede del Tribunale Provinciale. Gli elementi ornamentali lapidei si trovano in gran parte riutilizzati sulle facciate della vicina sede municipale “Palazzo Rosso”, mentre i lacerti degli affreschi di Jacopo da Montagnana (1440/1443-1499) e di Pomponio Amalteo (1505-1588) che l’ornavano internamente, sono conservati nel Museo Civico di Belluno di Palazzo Fulcis. Tra il Duomo e Palazzo Rosso si erge il Palazzo ex Tribunale ora sede di uffici comunali. La facciata che ricalca i modi dell’architetto Segusini è divisa da fasce di pietra che definiscono la parte bassa lavorata a finte bugne e una parte alta a doppio volume trattata a semplice intonaco. Nell’angolo verso il Duomo il palazzo presenta una fascia in leggero rientro in cui è presente un pesante poggiolo in pietra. Questo rientro compariva più ampio nel vecchio Palazzo Della Camminata. La porta centrale e i fori sono ad arco a tutto sesto al piano terra, mentre ai piani superiori sono rettangolari.
Piazza dei Martiri + Teatro
Piazza dei Martiri è il “salotto” di Belluno: un palcoscenico, fuori le mura, segnato da quinte di grande diversità e insieme di grande equilibrio, con i suoi palazzi e il passeggio sul “listòn”. “Chi vuol godersi lo spettacolo del mondo da una delle più belle finestre del mondo, ha scritto il poeta Diego Valeri, vada a Belluno, in Piazza Campitello, e guardi giù il Piave”. Fino al 3 giugno 1945 la piazza si chiamava Campitello, per indicare l’area dove tenere fiere, mercati, tornei, parate. L’attuale denominazione rende omaggio ad uno dei più tragici eventi della Resistenza, l’impiccagione di quattro patrioti il 17 marzo di quell’anno. Da un lato una fontana, costituita da una vasca circolare di 16 metri di diametro, in cui si rispecchiano gli stemmi dei 69 Comuni della provincia, dall’altro lato il monumento alla Resistenza, opera di Augusto Murer. I giardini di Belluno risalgono agli anni Trenta. Dal 1965 ospitano quattro pannelli in bronzo che rivisitano momenti cruciali della Resistenza: il pane al partigiano, il Vescovo di Belluno che va a baciare i quattro impiccati sui lampioni della piazza, il campo di concentramento, il 25 aprile o meglio il 2 maggio, giorno di Liberazione della città.
Teatro Comunale – Costruito, in stile neoclassico, su disegno di Giuseppe Segusini nel 1833-35, demolendo l’antico Fondaco delle biade (di cui rimane una testimonianza nell’architrave, datata 1625, murata sul retro del teatro) che sorgeva, con volumi molto minori, a fianco della Porta Dojona a ridosso delle mura cittadine. La facciata si ricollega a quella di altre realizzazioni analoghe portate a compi- mento dal Segusini in quegli anni nel resto del Veneto (Feltre, Serravalle) ed anche in Austria, dove il teatro di Innsbruck rappresenta un’interessante variazione sul tema architettonico bellunese. La scalinata di ingresso è caratterizzata da due leoni, opera di Pietro Zandomeneghi come i due fregi al di sopra delle porte laterali che immettono nel teatro. Intorno, in alto, nove busti in pietra e in bronzo di Rettori veneti dei secoli XVI e XVII provenienti dal demolito Palazzo Comunale. L’interno venne rifatto una prima volta nel 1866, poi di nuovo nel 1948 e nel 1993.
Museo Civico Palazzo Fulcis
Palazzo Fulcis – Il complesso di Palazzo Fulcis è il frutto della ristrutturazione del palazzo cittadino dell’aristocratica famiglia bellunese realizzata intorno al 1776 dall’architetto Valentino Alpago-Novello, in occasione delle nozze tra Guglielmo Fulcis e la contessa trentina Francesca Migazzi De Waal: il palazzo, già scrigno di importanti commissioni ad artisti locali e non, come il ciclo di tele dipinte da Sebastiano Ricci per il camerino d’Ercole di Pietro Fulcis alle soglie del secolo, raggiunge in quel momento la sua massima espansione.
Tremila metri quadrati di spazio espositivo distribuito su cinque piani e articolato in 24 stanze; stucchi e affreschi settecenteschi recuperati; un allestimento rispettoso ed emozionante: Palazzo Fulcis è la nuova sede della collezione d’arte del Museo Civico. Il percorso museale si snoda a partire dal lapidario, situato al piano interrato del palazzo e lungo i porticati del cortile interno, nel quale è raccolta una eterogenea serie di testimonianze provenienti, per la maggior parte, dalla città di Belluno. Al primo piano, accolti dalla vista della porta in legno di larice intagliato proveniente dalla scuola di Santa Maria dei Battuti, si trovano il Salone nobile a doppia altezza e le prime quattordici sale del museo, con i dipinti della raccolta civica dagli albori della storia dell’arte bellunese con il Trecento di Simone da Cusighe sino ad arrivare ai quadri da stanza d’età barocca, passando per le sculture di Matteo Cesa, le placchette ed i bronzetti rinascimentali della collezione Florio Miari, i gioielli della collezione Prosdocimi Bozzoli, le porcellane settecentesche della collezione Zambelli, gli stucchi dell’alcòva ed una selezione di disegni e stampe. Salendo al secondo piano si incontrano altre nove sale, contenenti le opere scultoree di Andrea Brustolon e Valentino Panciera Besarel, le tele di Marco e Sebastiano Ricci, le vedute di Ippolito Caffi e le opere di vari altri esponenti della pittura bellunese del Sette ed Ottocento. L’ultimo piano, infine, oltre ad ospitare uno spazio riservato alle mostre temporanee ed una sala didattica, accoglie le tre grandi tele realizzate da Sebastiano Ricci per la decorazione del camerino d’Ercole di Pietro Fulcis, in cui si auspica di poterle ricollocare al più presto, per restituirle al loro contesto originario.
Recentemente restaurato grazie al supporto finanziario di Fondazione Cariverona, è stato restituito alla città per ospitarvi le raccolte del Museo Civico, conservate dal 1876 all’interno del Palazzo dei Giuristi, in Piazza Duomo, dove si può tutt’ora visitare quella archeologica. Le raccolte storico-artistiche distribuita su cinque piani e articolato in 24 stanze. Si trova in via Roma, nei pressi di piazza Vittorio Emanuele.
Piazza Castello
Piazza Castello e i suoi ruderi che si affacciano sul Piave – Il vescovo guerriero Giovanni II Tassina edificò le mura del castello negli anni 980 – 990 per esprimere così l’immagine del potere e la sua capacità offensiva. Soggetto nei secoli a vari Signori, nella prima metà del quindicesimo secolo, secondo le cronache, il castello era guarnito da trenta balestrieri con serventi e personale. Ciò rende chiaramente l’idea delle dimensioni notevoli che aveva raggiunto e della funzione militare, tanto era rude e possente, privo di decori e apparati ornamentali. Dopo gli ultimi stravolgimenti portati dalla lega di Cambrai (1508 – 1511), che videro il castello conteso da Venezia e dall’Imperatore Massimiliano, esso decadde e fu volutamente dimenticato, fino a diventare inoffensivo e irriconoscibile. Il castello pagava in questo modo le aspirazioni al dominio che la città di Belluno aveva manifestato con frequenti ribellioni e alleanze strategiche al fine di gestire autonomamente il suo territorio. Dal 1935 non esisteva più alcun ricordo del castello. Nello stesso periodo vennero edificate nella zona limitrofa le nuove Poste, si sistemarono i ruderi del medesimo maniero che portano una lapide come ricordo.
Porta Dojona
Porta Dojona – Prende il nome dal vicino torrione (Dojon) con cui costituiva un complesso fortificato, già sede vescovile, all’angolo nordorientale delle antiche mura. Ha visto quasi mille anni di storia dei bellunesi, ha subìto diversi restauri, è stata ampliata e coperta. L’arco interno venne innalzato nel 1289 da Vecello da Cusighe per il vescovo-conte Adalgerio da Vili alta: tale intervento, all’interno del rifacimento generale della cortina muraria resosi necessario dopo il tramonto del dominio di Ezzelino da Romano, è testimoniato da una lastra in pietra, murata al di sopra dell’arco, che presenta la più antica riproduzione dello stemma cittadino. Il raddoppio rinascimentale è opera di Niccolò Tagliapietra e venne realizzato nel 1553. La copertura di collegamento tra la nuova e la vecchia porta fu decisa ed attuata nel 1622. l battenti in legno originali sono ancora, secondo la tradizione, quelli rifatti dopo l’assedio imperiale del 1509. Il leone veneziano originale venne scalpellato dai Giacobini nel maggio del 1797. AI suo posto venne inserito alla fine dell’800 l’esemplare quattrocentesco che originariamente campeggiava sopra il primo arco e che era rimasto inglobato dalla copertura seicentesca, che lo aveva fortunosamente sottratto alla vista degli scalpellatori napoleonici. La porta è stata oggetto di un recentissimo, accurato restauro. Torre d’angolo delle mura cittadine, che dalla sua antica denominazione medievale di Dollone o “Dojon” aveva dato il nome all’intero complesso fortificato e alla famiglia bellunese dei Doglioni. Iniziato nel 1481 dal rettore veneziano Perazzo Malipiero, venne concluso nel 1489 da Luca Foscarini, di cui porta lo stemma a fianco del leone di S. Marco.
Porta Rugo
Storico accesso meridionale alla città, dall’antico porto fluviale di Borgo Piave. Agli inizi dell’800 venne abbattuta buona parte delle mura cittadine e con esse la grande torre sulla sinistra e le altre fortificazioni laterali che difendevano la porta. Del complesso originale, attraverso cui entrarono il primo rettore veneziano, Antonio Moro, nel 1404, e l’imperatore Massimiliano d’Asburgo nel 1509, rimane l’arco acuto interno tardo duecentesco, con ancora la nicchia entro cui le cronache raccontano che rimase fino al XVII secolo lo stemma affrescato dei Visconti, signori di Belluno tra il 1383 e il 1404.
La sistemazione della facciata (in cotto e non in pietra, cosa inusuale per Belluno)segue il progetto commissionato nel 1622 dal rettore veneto Federico Corner all’architetto Lorenzo d’Alchini. La nicchia centrale tra i due stemmi contiene ancora la base con le zampe del leone di S. Marco abbattuto dai rivoluzionari Giacobini nel maggio del 1797. L’ultimo restauro è del 1902.
Ponte Zilli “Pontet” + Murales sugli zattieri del Piave
Belluno, la città splendente (dal celtico “Bellodunum”), venne così denominata dai Celti per la felice posizione dalla quale si domina la valle e le vie fluviali. La città, con i suoi colori e la sua mirabile stratificazione architettonica è incorniciata dal paesaggio dolomitico con vista panoramica sulla vallata percorsa dal Piave, un tempo navigabile. Li, lungo le rive, si trova il ‘Pontet’ o anche Ponte Vecchio, sicuramente uno dei pochi ponti presenti sul fiume La Piave. Con quasi duecento anni di storia, fu costruito durante la dominazione austriaca tra il 1837 e il 1841 su progetto dell’ingegnere Zilli. Il ponte era in grado di collegare le due sponde della città di Belluno e il borgo limitrofo: Borgo Piave, un borgo famoso in città perché diventerà il porto degli zattieri. Per ben tre volte fu necessario intervenire dopo il crollo delle tre arcate centrali nel 1872 e nel 1882. Dopo l’ultimo crollo il progetto di ricostruzione fu abbandonato fino alla prima Guerra Mondiale quando, durante l’occupazione austriaca in città, venne ricostruito in legno. Anche questa volta il ponte durò poco. Venne nuovamente distrutto durante la ritirata degli stessi austriaci il 1º novembre 1918. Attualmente dell’antico ponte resta solo la prima arcata, sulla sponda della città. Nel 1923 iniziarono i lavori del nuovo ponte, poco distante dal ponte Vecchio, che prende il nome di Ponte della Vittoria.
E li, lungo le riva del fiume Piave, camminiamo su Via Uniera dei Zatér. Una breve strada ma ricca di storia. Questa è la via dove vivevano gli zattieri. A ricordare la loro storia e le loro gesta, troviamo i bellissimi murales dell’artista Marta Farina. Vale la pena soffermarsi e immergersi in una storia fatta di legno e di fatica. Proseguendo per la via, non perdete l’occasione di visitare il porto di Belluno, dove anticamente gli zattieri approdavano e si dava il via al commercio cittadino.